Fiom voluntas Fiat
Dal referendum di ieri allo stabilimento ex Bertone di Grugliasco (Torino), dove ha vinto il “sì” al piano d’investimento proposto da Sergio Marchionne, Fiom e Cgil escono sconfitte. Entrambe si erano espresse contro il progetto dell’amministratore delegato di Fiat che comporta l’applicazione del contratto aziendale dello stabilimento di Pomigliano come condizione per l’investimento di 500 milioni per produrre vetture Maserati. Ciò consentirebbe l’occupazione di tutti gli addetti, costretti per 6 anni alla cassa integrazione straordinaria.
19 AGO 20

Fino a due giorni fa, molti analisti si dicevano certi che il “no” all’intesa sarebbe prevalso in quanto la maggioranza dei lavoratori di Grugliasco, 1.100 in tutto, è iscritta alla Fiom-Cgil ed è composta da persone non più giovani, non lontane dalla pensione. Ma inaspettatamente la rappresentanza sindacale di fabbrica della Fiom si è pronunciata a maggioranza per il “sì”, mentre la Fiom nazionale ha continuato a definire “illegittima” la consultazione. Dimostrando così almeno due cose.
Primo, un’incoerenza di fondo: quando il risultato non dipende da una maggioranza di lavoratori di altri sindacati o non sindacalizzati, ma piuttosto dai propri tesserati, i delegati di fabbrica della Fiom optano per il modello Marchionne perché preferiscono lavorare, con incrementi di paga, che fruire di casse integrazioni con compensi ridotti. Seconda osservazione: la Fiom è evidentemente spaccata fra vertici che perseguono modelli di contrattazione e concertazione nazionale uniformi per ogni realtà locale e basi che preferiscono spesso il contratto periferico, più efficace e moderno.